Vera Gheno e il mancinismo nel podcast Amare Parole

"La rivendicazione linguistica può sembrare inutile e superflua a chi non ha mai subito le parole". Quante volte ho ripensato a questa frase di Vera Gheno prima di decidermi a scriverle per sottolineare che ci sono discriminazioni sottili, minime, così subdole e silenziose che passano sottotraccia, che non fanno rumore eppure fanno ugualmente male. E chi le subisce quasi non se ne rende conto, abituato com'è alle battutine, ai doppi sensi, ai luoghi comuni che sembrano impossibili da superare (tanto sono innervati nei modi di dire), alle difficoltà di destreggiarsi con strumenti pensati per abilità diverse dalle proprie. 



Sto parlando dei mancini e del mancinismo. Un non problema per molti, persino per buona parte degli stessi mancini, talmente assuefatti al disvalore associato all'uso della mano sinistra da non far quasi più caso al costante uso dispregiativo dell'aggettivo mancino (es. tiro mancino) e sinistro (tipo sinistro, sinistro presentimento, etc.). Senza contare 'sinistro stradale' e tante altre locuzioni costruite per cristallizzare un concetto e mortificare chi usa la mano sinistra. 

Ma se una ingiustizia linguistica fa meno male di altre, più urlate, virali, sostanziate di violenza e per questo urgenti, non vuol dire che non debba avere diritto di cittadinanza nel dibattito sull'inclusività della lingua italiana. 


Per questo ho scritto alla sociolinguista Vera Gheno (sopra una foto tratta dal suo profilo Instagram) e lei ha fatto a me e a tutti i mancini il regalo più inatteso: una intera puntata del suo podcast Amare Parole dedicata proprio a chi usa la mano sinistra. 

Grazie Vera

Vi invito ad ascoltarlo...

"Due considerazioni sul mancinismo" ep. 138 podcast Amare Parole di Vera Gheno (18/1/2026)



Ed ecco il testo del mio messaggio 

Ciao Vera

sono Agata, dopo aver letto molti dei tuoi libri e iniziato a seguirti sui social, ho deciso di scriverti per sottoporre alla tua attenzione una discriminazione di cui non si parla, ma che riguarda circa il 10% della popolazione mondiale, solo in Italia circa 6 milioni di persone e io sono una di loro. Mi riferisco ai mancini, in passato (ma anche oggi, ti assicuro) "rieducati" con metodi vessatori.

Ma non è di questo aspetto che voglio parlarti, quanto di quello linguistico legato all'uso discriminatorio delle parole "sinistro" e "mancino" per indicare qualcosa di negativo, sbagliato. Dai giornali fino al linguaggio corrente, dove si parla regolarmente di "tiro mancino", "tipo sinistro", ma anche "sinistro stradale" etc. come se la ricchezza della lingua italiana non offrisse aggettivi più pertinenti per indicare lo stesso concetto, tanto più che oggi la mano sinistra non è più considerata la "mano del diavolo", come cantava Battiato "... il diavolo è mancino, e subdolo. E suona il violino". Eppure persiste una sorta di  pregiudizio nei confronti di chi usa la mano sinistra. 

Giusto per farti capire, qualche anno fa, alla firma del mio contratto di assunzione, un dirigente aziendale esclamò:  "Che impressione vederla scrivere con la sinistra, ma come fa?". Mi morsi la lingua per non rispondere, dato il contesto.  In altre occasioni, di fronte alla stessa osservazione e al mio visibile disappunto, l'interlocutore ha puntualmente cercato di minimizzare sottolineando che i mancini sono più creativi o elencando grandi mancini del passato, tra cui Leonardo e Raffaello. Come dire a un autistico che "in compenso" è bravo con i numeri. 

Nessuno si rende conto di quanto sia subdola, pervasiva, radicata e tollerata questa discriminazione e quanto possa intimamente ferire un mancino, che pure è assuefatto fin dall'infanzia a convivere con le difficoltà di un mondo pensato per destrimani: dalle comuni forbici fino alle ribaltine (tutte a destra) delle sedie delle aule universitarie, dove i mancini devono torcere il busto per poter scrivere. E qui si apre un capitolo più ampio che non riguarda la lingua, ma non voglio essere ulteriormente prolissa... 

Credo che tu abbia capito cosa intendo e ora ti chiedo se vuoi aiutarmi in questa mia piccola battaglia per restituire pari dignità ai mancini e perché nessun figlio di 7 anni chieda più alla sua mamma mancina: "Perché a calcio mi hanno detto che ho fatto un tiro mancino per dire che era fallo? I mancini come te sono fallosi? Meno male che io non lo sono". 

Come giustamente hai scritto:  "La rivendicazione linguistica può sembrare inutile e superflua a chi non ha mai subito le parole". Ma sappiamo entrambe che le parole sono pietre e sostanziano la vita stessa delle persone. 

Buona giornata


Commenti

Post più popolari